Men In Black 3: Barry Sonnenfeld parla del film

In una lunga intervista a CBM, il regista Barry Sonnenfeld ha parlato del franchise di Men in Black, e in particolare di Men In Black 3:

Men in Black 3 è la fine del franchise o c’è qualche rimando ad un eventuale quarto capitolo ?

Men in Black 3 è la fine della trilogia e termina questo Men in Black. Credo che sia stato molto soddisfacente. Tuttavia, credo che Will Smith abbia già un idea di dove portare il franchise per un eventuale quarto episodio che sia molto soddisfacente, ma staremo a vedere.

Avete pensato più ad un altro episodio con Will Smith nel passato o più ad un spin-off con il giovane K come protagonista ?

Non posso parlarne, ma penso che tutti saranno molto soddisfatti.

Ci sono molte scene che non sono state incluse nel montaggio finale. Ce le possiamo aspettare nella versione DVD/BRD ?

Ci sono state poche scene tagliate. La maggior parte dei tagli li abbiamo fatto in fase di sceneggiatura. Ci sono alcune piccole scene, ma niente di grosso.

Che sfide avete incontrato nel girare in 3D, e in particolare nella scena in cui J salta nel passato ?

Ho fatto un sacco di test per il 3D, da quello nativo a quello convertito. Sulla base di questi test, ho pensato che il film sarebbe stato molto meglio se fosse stato girato in 2D e poi succesivamente convertito. Quindi, nulla è stato girato in 3D nativo, ciò mi ha permesso di avere il controllo sulla profondità e molto di più. Mi ha permesso di utilizzare la pellicola al posto del digitale, e a riguarda del salto nel tempo è stato così tanto divertente lavorarci in post-produzione in quanto avevo il controllo su tutto.

La scelta di usare il 1969 per il passato, viene spiegato alla fine. Ma questo è sempre stato l’anno preso in considerazione per mandare J nel passato?

In realtà è stata una scelta ponderata. Il 1969 è l’anno in cui è stato fatto il primo lancio sulla Luna e quindi è stato il primo contatto con un altro corpo planetario. Quindi per un film che parla di alieni è un punto di partenza. Ma non solo il 1969 è stato anche un anno di cambiamenti, di moda e di musica, di cultura e di Andy Warhol. Inoltre il personaggio di Will sperimenterà anche un pò di razzismo.

A proposito di questo. Le poche scene che trovano J in situazioni razziste sono state girate in maniera divertente. E’ stato una tua volontà girarle in questo modo ?

Non era una cosa importante, anzi non era neanche necessario, solo che ho pensato che facesse parte della cultura dell’epoca. Ho pensato che ne abbiamo messo la giusta porzione. Non abbiamo fatto nè una sottotrama nè l’abbiamo inclusa nella trama principale, ma ci siamo divertiti a farlo.

Ormai con i film sui supereroi diventati cosi popolari, ce ne è qualcuno in particolare che vorresti dirigere ?

Sai, sto parlando con la Warner Bros. di fare un franchise basato su un fumetto non ambientato negli anni ’60. Ma è troppo presto per parlarne. […]

Come mai hai scelto di includere il personaggio di Andy Warhol e di usarlo più di quello che era previsto inizialmente ?

Mi dispiace un pò che Andy Warhol fosse nel trailer perchè volevo che fosse una sorpresa. Mi piace che di quello che pensi che faccia Andy Warhol, in realtà lui faccia tutto il contrario. Ma si sa che era nel film, è stato una specie di scherzo a doppio senso.

I progressi fatti dagli effetti speciali negli ultimi anni, sono alla base delle differenze tra questo film e Men in Black 2 ?

In modo molto specifico. Non mi piace usare la tecnologia digitale per creare gli alieni, mi piace poter lavorare con gli attori, sia che siano alieni o umani. Tuttavia, ci sono tre scene in particolare – il salto fuori dall’edificio Chrysler, il lancio dalla luna e tutta la scena allo stadio di baseball – che non potevano esserci nella sceneggiatura di dieci anni fa. Tutti e tre i set sono digitali al 95%. Fondamentalmente, il personaggio è reale, ma il fondo e il resto della scenografia è fatta con i computer. Grazie ai computer più veloci e meno costosi, quelle sono tre scene che si sono potute fare, grazie alla tecnologia digitale e all’eccellente lavoro di Ken Ralston e Jay Radd.

Da dove viene l’idea dell’inseguimento con i monocicli ?

Il monociclo è stata una mia invenzione, l’ho pensato una notte e l’ho inventato,  siamo andati online e abbiamo scoperto che esistono davvero! Non così tecnologicamente sofisticati. Anche se è la tecnologia del ’69, penso che esistevano non molto differenti da quella versione. Inoltre, i Men in Black utilizzano sempre la tecnologia aliena per farla propria, quindi penso che un sacco di cose arrivate dal ’69 vengono da tecnologia aliena.

Gran parte del successo dei primi due film la si deve alla chimica che c’è tra Will Smith e Tommy Lee Jones. Cosa ti ha fatto pensare che Josh Brolin sia stata la scelta giusta per interpretare il giovane K ?

Appena ho letto che ci sarebbe stato un K più giovane, ho subito pensato a Josh. Lo avevo visto in W. e ho pensato che era brillante a ritrarre George W. Bush, il nostro ex presidente. Lo avevo più volte incontrato alle feste, perché Josh e io siamo entrambi  amici con i Cohen. Mi ha colpito la prima volta che l’ho incontrato: la somiglianza fisica, soprattutto nella forma e dimensione della testa, a Tommy. Quindi è stata una decisione facile e siamo entusiasti della scelta.

Come mai è stato scelto Jemaine Clement come Boris ? La scelta è stata non convenzionale.

L’ho visto nella serie Flight of the Conchords, ma l’idea di metterlo nel film è stata del produttore, Walter Parks. Avevano lavorato insieme in A cena con un cretino. Poi ho incontrato Jemaine, e tra la sua stazza, la voce molto profonda e la sua capacità di essere strano, ho pensato che sarebbe stato grande nei panni di Boris. Uno dei miei momenti preferiti del film, perché è un cosa strana, è quando Jemaine, impersonando Boris l’animale, impara a ridere per la prima volta come un essere umano ed è così strano. E’ stata un’idea di Jemaine che non era nella sceneggiatura.

Che tipo di lavoro hanno fatto Josh Brolin e Alice Eve, mentre impersonavano la versione giovane del K di Tommy Lee Jones e l’O di Emma Thompson ?

Beh, hanno recitato. Josh ha continuamente visto Tommy Lee Jones nel primo film. Ha avuto un lettore MP3 sempre sul set per ascoltare il ritmo. Anche se non è proprio l’imitazione di Tommy Lee Jones, lui riesce ad avere lo stesso tono e cadenza di voce di Tommy ricreando una personalità, ma più giovane e ottimista. So che Alice ha incontrato Emma Thompson, hanno parlato per un pò, le ha chiesto dei consigli su chi è O e poi abbiamo provato tutte le varie scene insieme.

Perchè il pubblico dovrà vedere Men in Black 3 ?

Oh, è facile. Perchè è il primo film di Will, dopo quattro anni e lui è fantastico. Il 3D è il miglior 3D fatto fino ad adesso, è davvero spettacolare. E’ ‘cool’, è originale, ma è fatto anche per chi ha amato gli altri due film e il rapporto tra Will e Tommy e tra Will e Josh è semplicemente fantastico. Ha un finale molto emozionante e soddisfacente.

Articolo a cura di Anthony Stark

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